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Famiglia Cristiana intervista il Presidente SNAG Renato Russo

02 Settembre 2026

Il futuro delle edicole, il rapporto con gli editori, le trasformazioni del settore e le nuove opportunità per la rete di vendita. Sono questi alcuni dei temi affrontati dal Presidente nazionale di SNAG Confcommercio, Renato Russo, nell’intervista pubblicata da Famiglia Cristiana.

Un confronto che parte dalle difficoltà che negli ultimi anni hanno interessato la rete delle edicole, ma che guarda soprattutto al futuro e alla necessità di costruire una nuova alleanza tra edicolanti ed editori, riconoscendo il valore strategico delle edicole come presìdi di informazione e di comunità.

Nell’intervista Russo affronta anche il tema delle liberalizzazioni, della distribuzione, della diversificazione delle attività delle edicole e del ruolo delle istituzioni, sottolineando la necessità di interventi concreti per sostenere una rete che, nonostante le difficoltà, continua ad avere un ruolo fondamentale.

Di seguito riportiamo integralmente l’intervista a cura di Eugenio Arcidiacono pubblicata su Famiglia Cristiana n. 35/2026, pag. 32.

SERVE UNA NUOVA ALLEANZA TRA NOI E GLI EDITORI

«Con le liberalizzazioni e il passaggio all’online hanno allontanato i lettori da noi. Che invece possiamo essere una risorsa fondamentale, a partire dalla distribuzione. Gli esempi virtuosi già ci sono»

Entrando nella sede milanese dello Snag - Sindacato nazionale autonomo giornalai, fa bella mostra di sé la riproduzione di un bellissimo chiosco di giornali.

«L’altra sera ho visto un film, Mixed by Erry», ci dice il presidente Renato Russo, «sulla storia vera di un gruppo di ragazzi napoletani che alla fine degli anni ‘80 invasero l’Italia con le loro audiocassette contraffatte. In una scena si vedono i protagonisti appostarsi in un chiosco simile a questo e sfogliare tutte le riviste di elettronica per trovare un sistema per velocizzare le registrazioni. Finché l’edicolante sbotta: “Guagliò, ma ve lo volete accattare qualche giornale?”. Allora le edicole erano davvero un punto di riferimento per i giovani. Ma la verità, a dispetto della narrazione catastrofista che viene fatta, è che, almeno in parte, lo sono ancora».

Cioè?

«Prendiamo il caso di Topolino. Il fumetto si legge sicuramente meno rispetto a quando eravamo bambini noi, ma regge ancora benissimo perché l’editore si ingegna per trovare sempre formule nuove. Per esempio, per la Giornata nazionale del dialetto hanno distribuito, a seconda delle zone geografiche, numeri dove Topolino e Paperino parlano in siciliano, in fiorentino, in milanese... Risultato: sono andati a ruba.
Poi ci sono i giornali che si rivolgono a pubblici molto specializzati: fanno numeri piccoli, ma vanno bene.
Quindi la crisi delle edicole è causata in larga parte dagli editori che molto spesso fanno prodotti che il consumatore non vuole più, come i quotidiani, concepiti ancora come se Internet non esistesse e appesantiti da inserti che non legge nessuno, ma che incidono sul prezzo».

C’è stato un momento di svolta in negativo?

«Sì, le liberalizzazioni degli anni Duemila, fortemente volute dagli editori. Sono operazioni che funzionano se ci sono leve di concorrenza basate sul prezzo e la qualità del prodotto. Due pizzerie a cento metri una dall’altra possono avere un senso: chi fa la pizza più buona e al prezzo migliore vince, a vantaggio del consumatore.
Ma che senso ha dare la possibilità di moltiplicare senza regole luoghi dove vendere prodotti identici come i giornali dove i prezzi sono ovunque fissi?
E infatti nell’immediato sono nati tanti punti vendita, che però dopo poco hanno chiuso e ora anche i tabaccai e i benzinai non ne vogliono più sapere di vendere giornali. L’unico canale alternativo alle edicole è rimasta la grande distribuzione. Per il resto, c’è il deserto.
È stata sperperata una montagna di soldi pubblici che poteva essere usata per ammodernare i chioschi, per informatizzare la rete di vendita e il sistema dei resi, per fare della formazione seria a noi edicolanti».

Altri errori?

«Gli editori hanno fatto di tutto per allontanare i lettori dalle edicole. All’inizio hanno messo online gratis le versioni cartacee dei giornali. E poi hanno regalato giornali dappertutto: nelle metropolitane, sui treni, sugli aerei, nelle scuole, negli alberghi.
Il messaggio è stato: perché andate a comprare il giornale in edicola? Ve lo regaliamo noi.
E così, leggere una notizia verificata, approfondita, per molte persone non è più un bene per cui vale la pena spendere dei soldi. Vista la situazione, molti edicolanti per sopravvivere hanno trasformato il loro chiosco in un bazar dove i giornali sono solo una nicchia, in mezzo a fiori e souvenir.
E se un lettore viene in quell’edicola e scopre che il suo giornale preferito non c’è, magari non lo comprerà più perché l’edicola successiva è a cinque chilometri di distanza».

C’è la possibilità di invertire la rotta?

«Sì, a patto che gli editori finalmente riconoscano l’importanza strategica delle edicole. Se accettassero di aumentare anche di poco il nostro margine di profitto sulle vendite delle copie, per noi sarebbe una boccata d’ossigeno fondamentale.
E poi potrebbero coinvolgerci di più nella distribuzione. In molti Comuni non c’è più nemmeno un’edicola perché i distributori non ritengono conveniente consegnare lì e quindi anche il giornalaio più volenteroso è costretto a chiudere.
Moltissimi abbonati, inoltre, non rinnovano più perché ricevono il loro giornale a casa con giorni di ritardo o non lo ricevono proprio.
Come rimediare? Faccio un esempio che sta funzionando e potrebbe essere replicato. La Stampa ha da poco lanciato La Carta Quotidiana per gli abbonati: è una tessera nominativa che ti consente di ritirare la copia ogni giorno, tra le numerose edicole che aderiscono al servizio, attivo per ora in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.
Così mi basta trovare l’edicolante più vicino a casa che aderisce al servizio e sono sicuro di trovare sempre il mio giornale fresco d’uscita. Ma anche se vado in vacanza in Liguria, mi basta trovare l’edicola convenzionata, presentare la tessera e ritirare il giornale anche lì».

Le istituzioni invece come si stanno comportando?

«Molto meglio. Hanno compreso l’importanza dell’edicola per una comunità. L’ha capito il Governo, ma soprattutto i Comuni: abbiamo stipulato un accordo con l’Anci che prevede una serie di finanziamenti e detassazioni su misure come la Tari e l’occupazione del suolo pubblico».

Quanto guadagna oggi un edicolante in media?

«Non più di 1.300 euro al mese, anche se c’è chi riesce a fatturare anche 6 mila euro a settimana.
La verità è che avremmo anche noi bisogno di un grande ricambio generazionale: ci vorrebbero tanti giovani intraprendenti, capaci di inventarsi iniziative per tornare a fare dell’edicola un centro culturale del quartiere».

Come vede il vostro futuro?

«Nonostante tutto sono ottimista. Le edicole chiudono, ma non come in passato e sempre più vedo in giro giovani colleghi.
Ma soprattutto io ho fiducia nella carta. Gli studi concordano sul fatto che i contenuti letti su carta vengono compresi e memorizzati molto meglio, tanto che molte scuole all’estero hanno abolito i tablet per tornare a carta e penna.
I giornali possono avere un futuro, ma i primi a crederci devono essere gli editori».

Leggi l’intervista su Famiglia Cristiana n. 35/2026



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